giovedì 20 luglio 2017

La pesante eredità ambientale


Il binomio sostenibilità-cambiamenti climatici è purtroppo sulla breccia da tempo. Si tratta di due tematiche strettamente legate tra loro, visto che il primo fa da freno al secondo: per fermare o rallentare i cambiamenti climatici si deve spingere sulla sostenibilità. Se dal lato educativo e della conoscenza molto si può fare (qui ne avevo scritto un paio di anni fa), da quello pratico si deve insistere e persistere ancora di più. Rendere sostenibili la produzione, i consumi, l'economia, l'intera macchina umana che interagisce con il pianeta, mi pare personalmente un dovere etico e morale.

Come saprete, la prima definizione di sviluppo sostenibile fu data dalla Presidente della Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo, norvegese di nome Gro Harlem Brundtland, che nel suo rapporto del 1987 usò questi termini: “lo sviluppo che è in grado di soddisfare i bisogni della generazione presente, senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri bisogni”. Sono passati da allora 30 anni ma l'obiettivo è ancora molto lontano. Un recente studio condotto presso l'istituto della Terra della Columbia University afferma infatti che la riduzione delle emissioni di gas serra non è sufficiente a limitare il riscaldamento globale per proteggere il futuro dei ragazzi, ma si ha bisogno di emissioni negative. Cosa significa? Misure come la riforestazione potrebbero compiere gran parte della necessaria rimozione di CO2 dall'atmosfera, ma le continue emissioni di combustibili fossili richiedono costose soluzioni tecnologiche per estrarre la CO2 e attenuare il riscaldamento globale.

Gli effetti del cambiamento climatico sono più che evidenti: onde di calore frequenti e severe, tempeste, inondazioni e siccità, nonché l'aumento del livello del mare, fenomeni che potrebbero influenzare milioni di persone residenti nelle zone costiere, per non parlare dell'impatto negativo su flora e fauna, con una riduzione a ritmi mai visti prima della biodiversità. Se il livello del mare salisse fino ad un metro rispetto a quello odierno, entro la fine del secolo, si avrebbero conseguenze terribili. Ma l'analisi condotta alla Columbia dimostra che l'obiettivo di limitare l'aumento di temperatura del pianeta al massimo a 2 °C, rispetto all'epoca pre-industriale, non è sufficiente, perché si raggiungerebbero comunque le temperature del periodo dell'Eemiano, era interglaciale risalente a circa 120.000 anni fa, dove i livelli degli oceani erano superiori di alcuni metri in confronto agli attuali, anche a causa di altri elementi.

Il team di scienziati, guidati dal professor Hansen, ha dichiarato che la CO2 atmosferica dovrebbe essere ridotta a meno di 350 parti per milione (ppm) dal suo attuale livello di circa 410. Questo obiettivo richiede emissioni negative di anidride carbonica, cioè di estrarla dall'aria, oltre ad una rapida riduzione delle emissioni di combustibili fossili. Se iniziassimo a ridurre le emissioni di CO2 nel 2021 ad un tasso del 6% l'anno, dovremmo estrarre circa 150 miliardi di tonnellate di carbonio dall'atmosfera entro il 2100. La maggior parte di questo risultato potrebbe arrivare grazie a pratiche agricole e forestali migliorate. Queste misure possono essere relativamente poco costose e aggiungono vantaggi come una migliore fertilità del suolo e dei prodotti forestali. Tuttavia, lo studio ha evidenziato che se le emissioni di CO2 continuassero a crescere ai tassi annui attuali (2.6% medio tra 2000 e 2015), dovremmo estrarre un quantitativo 10 volte maggiore di biossido di carbonio dall'atmosfera entro il 2100. Tecnicamente ancora fattibile, ma con soluzioni molto onerose.

"È evidente che i governi stanno lasciando questo problema sulle spalle dei giovani, non sarà facile o poco costoso risolverlo", ha affermato il professor Hansen. Ed è esattamente il concetto opposto di quello espresso dalla Brundtland nell'87, ossia vi è in grande rischio "la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri bisogni". Qualcuno comunque l'ha capito bene: lo studio della Columbia University sarà la base scientifica per un'azione legale, già in corso, di 21 ragazzi contro il governo degli Stati Uniti, per aver violato i loro diritti costituzionali alla vita, alla libertà e alla proprietà, non proteggendoli dai cambiamenti climatici. Con i Donald che ci sono in giro, spero queste azioni si moltiplichino in fretta, lì e in qualsiasi altra parte del mondo.