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giovedì 10 luglio 2014

Realtà virtuale cognitiva: la scienza dello sciame


Gli scienziati cognitivi della Brown University, stato del Rhode Island, sperimentano una nuova frontiera della ricerca comportamentale, ma anche della tecnologia. Guidato dal professor Warren, il gruppo ha sviluppato nel VENlab (Virtual Environment Navigation laboratory) un sistema wireless di realtà virtuale per studiare un fenomeno non ancora molto chiaro: come i pedoni interagiscono tra di loro e come i comportamenti individuali, a loro volta, generano il movimento della folla. E’ un'esperienza quotidiana non solo per l’uomo ma anche per molti animali: basti pensare allo sciame delle api, ma anche a formiche, uccelli e pesci.

Sono stati reclutati degli studenti volontari e registrati i loro movimenti utilizzando la tecnologia motion-capture. Si sono costruite delle configurazioni a gruppi di quattro, il massimo consentito per avere un controllo accurato sugli eventi; ogni persona era dotata di sensori wireless per registrare e modellare il comportamento tra coppie di essi. All’interno dell’ambiente di osservazione vi erano delle videocamere ed una griglia di fari ad ultrasuoni sul soffitto per individuare la posizione dei volontari. I sensori wireless, indossati come degli auricolari, servivano a determinare, insieme a degli accelerometri, dov’è il soggetto e cosa sta guardando nel mondo virtuale. Con sofisticati algoritmi si è provato ad estendere i risultati ad ogni gruppo di persone immerse in una vera folla. 

Gli studi hanno evidenziato dei comportamenti a sciame, ossia persone che camminano insieme tendono ad assimilare la velocità e la direzione dei loro vicini. Ciò porta intrinsecamente alla nascita di un movimento collettivo. In pratica con la folla virtuale si verifica lo stesso comportamento di quello reale: più persone si avvicinano, maggiore è la loro influenza negli spostamenti e nelle decisioni involontarie. Il professor Warren e i suoi collaboratori hanno così concepito una vera e propria scienza dello sciame. E’ quanto già scoperto empiricamente da alcuni casi di studio sociali, che ne sottolineano l’importanza e la forza in relazione al concetto di resilienza urbana (si veda ad esempio UrbanExperience ).

In futuro si spera di contenere più persone nello stesso ambiente virtuale, anche in stanze diverse: questo richiederà dei sensori speciali per monitorare la loro posizione senza alcun hardware circostante, una sfida ingegneristica ancora più avvincente. Le applicazioni possibili per questi studi sono molteplici, dalle tecnologie di ausilio per i non vedenti alla ottimizzazioni dei percorsi per l’evacuazione, fino alla pianificazione e progettazione urbana, perché le folle sembrano comportarsi in modo quasi prevedibile, ma l'ambiente che le contiene non sempre è realizzato per tenerne conto.

(fonte http://www.eurekalert.org/pub_releases/2014-07/bu-vrc070814.php )

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